
Kevin non sta mai fermo, non lo puoi bloccare: gesti, occhi, cappelli, mani, tutto si muove in un moto perpetuo.
Quando Kevin mi ha raccontato della sua passione per il gioco del calcio, ciò che mi è venuto spontaneo dire, in quel momento, è stato: “che bello, mi piacerebbe venire a vederti”, e lui mi ha risposto prontamente: “gioco mercoledì pomeriggio alle ore 15.00!”.
Quella stessa sera, tornato a casa, con i miei dubbi e le mie perplessità sull’andare o meno, ho detto a mia moglie che Kevin mi aveva invitato alla partita. Lei ovviamente non lo conosce, ma le è uscito un “che caro” che mi ha rasserenato l’anima.
Mercoledì andrò!
E lui me lo aveva detto: “se faccio un goal te lo dedico”.
E quel goal lo fa! Da una posizione impossibile! Uno di quei goal che se lo racconti non ci crede nessuno, che forse solo i veri giocatori brasiliani (come lui è) riescono a fare, perché bisogna crederci per tirare da quella particolare posizione del campo di gioco.
Applaude anche la tifoseria avversaria.
Dopo l’esultanza con i compagni, Kevin si avvicina al centro del campo, per riprendere il gioco. E là, dal centro del campo, mi cerca con lo sguardo; quando aggancia i miei occhi, alza la mano e mi indica più volte con il dito indice, come per dirmi: “hai visto? questo è per te”.
A fine partita si avvicinano i suoi genitori, mi ringraziano per esserci stato.
Parliamo di Kevin, per la prima volta nei nostri dialoghi Kevin assume una forma completamente diversa: là, sui gradoni del campo sportivo parliamo di un ragazzo che corre veloce, che sa far girare la palla, che si esalta quando lo applaudono … “che anche nell’altra partita ha ricevuto i complimenti dal mister della quadra avversaria” mi dicono i suoi genitori.
Parliamo di un ragazzo normale che fa cose normali, perché tutti oggi lo abbiamo visto in un campo normale.
Nel nostro dialogo è un altro Kevin, non quello seguito dal SerD, in cui sembra solo chi ha bisogno di aiuto perché non rientra a casa, “bigia” a scuola, fuma cannabis e disobbedisce ai genitori.
Cambiando il paesaggio si modifica il nostro modo di osservarci e di scoprirci.
E a me piace vederlo così Kevin: correre in campo, agitarsi per una palla persa, incitare i compagni, non arrendersi, metterci l’anima nelle azioni di gioco.
Questo racconto è tratto dall'articolo "Dove e come incontriamo le persone fa la differenza" presente nel n.342/2021 di Animazione Sociale




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