
Ricevo M una signora dall'età importante, che sebbene si muova con difficoltà viene nel mio ufficio a piedi.
"Che bell'uomo!" esclama appena mi vede, con un bel sorriso che ispira simpatia.
Un colloquio piacevole, nonostante tutto, lei è una donna positiva, forte che non si lascia abbattere dagli acciacchi e soprattutto, anche per vincere il naturale disagio di trovarsi di fronte un assistente sociale, ha un senso dell'umorismo formidabile e gli occhi sempre sorridenti e vitali.
Mentre parliamo, con un gesto automatico, mi tiro su le maniche del maglione e vedo che lei nota qualcosa.
"Uh, un bell'uomo e pure tatuato!" mi fa scoppiando a ridere, insieme a me.
Nemmeno a dirlo, non è certo quel tipo di persona a cui certe cose fanno "strano", nonostante l'età.
Colgo però un'ombra nei suoi occhi, quasi come se la luce che li illuminava si fosse non dico spenta, ma attenuata.
Nemmeno il tempo di accorgermene e lei si avvicina un po' di più alla scrivania e con l'aria di chi sta per condividere qualcosa di prezioso scopre il suo braccio destro e mi mostra il suo tatuaggio.
Ci metto qualche secondo per capire, ma quando realizzo che quella cifra significa campo di concentramento, immediatamente mi ricordo l'anno di nascita della signora e tutto torna.
AUSCHWITZ
La guardo senza avere il coraggio di dire nulla, vedo i suoi occhi, piano piano riaccendersi, quasi come se avermi confidato questo segreto terribile l'avesse fatta stare meglio.
"Meglio i suoi", mi dice, ed ecco di nuovo quel sorriso, che ora apprezzo ancora di più, perché ho intuito che tipo di persona ci si corazza dietro.
"Lei è un bel ragazzo e mi ha trattato bene, mi è venuto spontaneo confidarglielo", mi dice ed io vorrei abbracciarla, ma non si fa, così le stringo le mani sopra la scrivania e restiamo 1, massimo 2 secondi così, zitti.
La accompagno alla porta e le chiedo se vuole che vada con lei fino alla macchina, ma lei mi dice un no che non ammette repliche. Una donna passata attraverso un inferno simile non si fa certo fermare dall'artrite.
La guardo allontanarsi e penso che anche stavolta ho ricevuto molto più di quello che ho dato.
Questo per me è fare memoria.




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