Dove va la professione?
Franca Dente, Silvana Tonon e Gloria Pieroni (nel CNOAS della precedente consiliatura), ci hanno inviato il contributo che potete leggere su queste pagine.
"Continuiamo a riflettere sulle politiche sociale e sul ruolo del Servizio Sociale" è una riflessione che segue un percorso di analisi in parte già delineato con un documento precedente (pubblicato sull'ultimo notiziario CNOAS e reperibile per estratto in questa area), ad opera delle stesse persone. In pratica le autrici hanno evidenziato degli spunti di ripartenza per una ricollocazione del ruolo delle politiche sociali nell'attuale contesto di crisi e anche in ragione della ormai riconosciuta professionalizzazione del servizio sociale.
Come è possibile leggere nel documento sono stati interrogati alcuni testimoni privilegiati della professione che si sono espressi sui possibili nuovi scenari per le azioni del Servizio Sociale Professionale: Annamaria Campanini, Marilena Della Valle, Milena Diomede Canevini, Ombretta Okely, Luisa Spisni.
La domanda “dove va la professione?” non è un esercizio di cultura, è una domanda vera: il CNOAS sta dibattendo l’attribuzione del titolo solo alla classe magistrale più altre questioni, i continui riassetti universitari hanno generato in una decina di anni titoli vari su cui occorre sempre rivisitare equipollenze, ma è soprattutto il professionista riflessivo che, in un equilibrio continuo tra pensiero ed azione, ha bisogno di ricollocare i propri saperi e competenze.
A queste persone, agli organismi associativi e a chiunque voglia discutere apriamo queste pagine per facilitare una discussione che possa essere una patrimonio di riflessione per tutti.
I contributi possono essere inviati alla redazione di ASit, per una possibile pubblicazione.
E' inoltre possibile intervenire commentando i contributi, ma anche discutendone nell’apposita discussione del forum e/o all'interno della nostra mailing list.
di Maurizio Cartolano
La normativa che regola la professione di Assistente Sociale è distribuita su una serie di disposizioni (alcune anche solo regolamentari) che disegnano un quadro fortemente frammentato. La situazione è decisamente migliore di quella nella quale ci si trovava prima della legge istitutiva dell’ordine (legge 23 marzo 1993, n. 84) quando si assisteva al paradosso dell’esistenza di norme nazionali che prevedevano (per esempio nella Giustizia) la funzione ed il ruolo dell’assistente sociale, ma non era definita la professione, l’iter formativo e gli ambiti d’intervento. Alla legge del 1993 sono nel tempo seguiti altri interventi del legislatore alcuni dei quali interessano la categoria nel suo essere una professione ordinata, nella individuazione del percorso formativo, nell’armonizzazione alle direttive comunitarie, nelle nuove disposizioni sul welfare soprattutto a livello di organizzazione locale dei servizi.
La necessità di arrivare a definire un quadro normativo chiaro non è comunque ispirato dalla sola considerazione di avere un pur utile “Testo Unico” di riferimento, lo sviluppo scientifico e culturale della disciplina ha infatti posto le condizioni per segnare un accreditamento forte della professione di assistente sociale quale soggetto attivo, centrale, nella costruzione del welfare di comunità.
In questo senso si muove il CNOAS che il 14 gennaio 2012 licenzia una proposta di legge che, vedremo, si costituirà come base di quelle successivamente presentate nei due rami del Parlamento.
Occorre comunque dire che l’iniziativa del CNOAS è anche sollecitata dalle iniziative governative di riordino di tutte le professioni che si esercitano in relazione all’appartenenza ad albi. Infatti il 13 agosto 2011 il precedente governo Berlusconi approva il decreto legge n. 138, (allora definito “manovra bis”) che sotto il nome di “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo” apre il processo di riordino delle professioni nella logica che una “liberalizzazione” (che poi vedremo non ha ragione di definirsi tale) possa costituirsi come ulteriore volano alla ripresa economica. L’iniziativa governativa per la liberalizzazione delle professioni è da tempo una delle azioni richieste dall’Unione Europea in vista di una armonizzazione tra i vari stati membri delle normative del settore.
Il D.L. 138, poi convertito nella legge 148/2011, e ancora parzialmente modificato dalla successiva norma “Salva Italia” del governo Monti, dispone – tra l’altro - la delega al governo ad emanare entro un anno (cosa che avviene con il DPR 137 del 6 agosto 2012) una norma di riordino delle professioni entro i paletti fissati appunto dalla legge delega. (vedi il contributo sulla riforma degli ordini) E’ in questo periodo, tra il decreto “Salva Italia” e il DPR 137/12, che il CNOAS presenta la propria proposta.
L’iniziativa non avrà seguito sia per la chiusura della legislatura, sia perché il CUP Comitato Unitario delle Professioni (una Associazione parasindacale costituita fra le rappresentanze istituzionali di livello nazionale degli Ordini e Collegi professionali) spinge per una azione unitaria da parte di tutti gli ordini.
Come arriviamo alle proposte di legge
A marzo 2013 (il 15 al Senato e il 26 alla Camera) vengono inaspettatamente presentate e/o annunciate due proposte di legge rispettivamente dalla senatrice, nonché collega, Mattesini e dalla deputata Antezza. Chi si avventura nella lettura delle proposte fa un salto sulla sedia: nei testi si prevede l’accesso alla professione di Assistente Sociale ai laureati in possesso della L24 (psicologia). Le reazioni di sconcerto del Consiglio Nazionale (vedi comunicato del 1 giugno 2013) e del Sunas sono però prontamente raccolte dalle firmatarie della legge, che attribuiscono l’indicazione della laurea in psicologia ad un mero errore materiale da parte degli uffici legislativi parlamentari. Quindi, dopo un incontro chiarificatore con il CNOAS avvenuto l’11 giugno 2013, le parlamentari firmatarie delle proposte di legge si impegnano a riscrivere i testi presentati prendendo spunto e indicazioni dalla proposta CNOAS. (vedi comunicato 12 giugno 2013).
Si può seguire l’iter parlamentare delle proposte monitorando i link:
Per facilitare comunque la lettura ravvicinata dei diversi testi abbiamo preparato una tabella comparativa scaricabile qui che, con riferimento al provvedimento presentato alla Camera, evidenzia le differenze con il testo del Senato e con la proposta CNOAS
Nota a margine: se errare è umano… perseverare è pressappochista. Nel testo attualmente depositato in Senato è presente, nella relazione di presentazione che però non incide sulla legge, la frase “… classe 6 e la laurea specialistica in programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali -- classe 57/S, oggi sostituite dalla laurea in scienze e tecniche psicologiche classe L 24 …”
E’ opportuno evidenziare che la presentazione di una proposta di legge non produce automaticamente la sua discussione e ancor meno la sua approvazione. Ogni legislatura termina con migliaia di proposte di legge rimaste sulla carta, spesso non sono neppure arrivate alla discussione nelle commissioni parlamentari alle quali sono state assegnate commissioni che hanno il compito di preparare i testi che poi andranno in aula.
Per “accompagnare” le proposte di legge alla discussione nelle aule parlamentari occorre fare una sana opera di lobbing, muoversi cioè affinché il lavoro vada avanti, valorizzare le ragioni per le quali la proposta debba andare all’approvazione, accreditare l’importanza del provvedimento come utile e significativo non solo per i diretti interessati ma anche per il resto della nazione, impegnare quanti più rappresentati parlamentari possibili su una condivisione di necessità e opportunità.
In questa logica il Presidente del Cnoas il 27 giugno 2013 scrive ai vari presidenti dei gruppi parlamentari dei diversi schieramenti, per chiedere un incontro finalizzato ad illustrare l’importanza delle due proposte depositate agli atti dei due rami del Parlamento. In questa stessa cornice il 1 agosto 2013 esce il comunicato stampa del Presidente dell’Ordine, nel quale di fatto si dichiara il sostanziale riconoscimento di comunanza di obiettivi delle proposte di legge con quelli del gruppo professionale che si raccoglie intorno al CNOAS e utilmente si sottolinea che “I due testi, praticamente identici, sono stati condivisi da tutta la comunità professionale, dagli Ordini regionali, dalle associazioni e dal sindacato di categoria e tendono alla piena valorizzazione dell'Assistente Sociale.”
Vale la pena di osservare che i due testi non sono “praticamente identici”: infatti mentre il testo presentato al Senato di fatto coincide con la proposta CNOAS, il testo della Camera è decisamente più completo e supera anche alcune criticità che erano emerse nel forum di www.serviziosociale.com successivamente alla presentazione della bozza CNOAS (gennaio 2012)
Una di queste criticità, che riteniamo tutt’altro che marginale per una efficace formazione professionale, è la questione del tirocinio (art 5). La bozza Cnoas/Senato, interpretando in maniera rigida le indicazioni contenute nella legge 148/11, pone il tirocinio di fatto fuori dal percorso universitario (6 mesi nell’ultimo anno della quinquennale più 12 post laurea) privando così il percorso formativo di uno spazio di analisi, elaborazione e acquisizione di competenze dagli agiti professionali. La cosa appare anche contraddittoria se si tiene presente che i macrosettori concorsuali, cioè gli insegnamenti (richiamati da questa stessa proposta di legge all’art. 4 comma 2) prevedono “ … progettazione e valutazione dei servizi sociali e degli interventi di servizio sociale …” attività formativa chiaramente ed ampiamente rintracciabile nello sviluppo delle esperienze di tirocinio.
Il corrispondente articolo del testo di legge presentato alla Camera, invece, riconduce il tirocinio interamente dentro il percorso universitario (per almeno 900 ore) dando rilevanza e significato al contributo di questa azione formativa, in più lo studente diventa soggetto attivo nella scelta dell’ambito di intervento. Anche in ragione di questo impegno più intensivo durante il percorso universitario, diventa facoltativa la possibilità di svolgere praticantato post laurea rispetto alla obbligatorietà dei 12 mesi di tirocinio presenti nel testo Senato/Cnoas.
Una seconda criticità che fu rilevata nella proposta CNOAS, e che persiste nella proposta Senato, è relativa alla confusione che si viene a creare per gli studenti e i neo laureati con la L39 o la LM87 al momento dell’approvazione della legge e nella fase transitoria alla istituzione della LMCU: se dovesse passare il testo del Senato così come formulato, per accedere all’albo A (che nelle norme transitorie riappare) occorre possedere la L39 “e” la LM87. Il testo della Camera invece rende “indifferente” il possesso di una delle due lauree per l’iscrizione all’albo A (la congiunzione nei testi passa da “e” ad “o”).
Ma perché si riparla dell’albo A se poche righe più sopra di questo art. 23 (Camera) e del corrispondente 22 (Senato/Cnoas), nonché nell’art. 7 di entrambi i testi, è di fatto sancita l’esistenza di un albo unico?
Cosi formulato l’articolo lascia presupporre che l’albo unico di fatto si costituisce contemporaneamente all’istituzione della LMCU. Crediamo che sia utile perlomeno allineare i tempi di esecutività dei vari articoli per prevenire una confusione facilmente evitabile. In sub ordine - e al solo fine di tutelare gli studenti e i neo laureati che senza colpa si trovano nel groviglio delle scadenze normative - è utile prevedere un comma 4 bis che reciti: “successivamente alla istituzione della LMCU possono sostenere l’esame di abilitazione i laureati nelle classi LM87 e L39 fino ad esaurimento delle stesse e comunque non oltre X anni dall’entrata in vigore della presente legge”
Il testo della Camera lascia aperte questioni apparentemente minori che necessitano di un approfondimento:
Pur con i necessari aggiustamenti da fare, parte dei quali abbiamo evidenziato in queste note, si ritiene globalmente positiva la proposta di legge 550 depositata alla Camera. Appare quindi opportuno che questo testo possa essere quello sul quale concentrare tutte le azioni più utili per promuovere la progressione dell’iter parlamentare fino alla approvazione in aula.
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Lettura comparata delle proposte di legge sulla professione di assistente sociale a cura di Silvia Casagrande |
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Nuovo ordinamento della professione di assistente sociale. Proposta di legge n.550 presentata alla Camera dei deputati in data 26/03/2013 dall'onorevole Antezza ed altri |
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Disciplina della professione di assistente sociale. Disegno di Legge n.660 presentato al Senato della Repubblica in data 15/05/2013 da Mattesini et. al. |
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Maurizio Cartolano un commento al DPR di riforma delle professioni
Il 14 agosto 2012 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il D.P.R. 137 del 7 agosto 2012: “Regolamento recante riforma degli ordinamenti professionali, a norma dell'articolo 3, comma 5, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.”
Riportiamo i vari comunicati stampa del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Assistenti Sociali inerenti la riforma delle professioni, in modo da facilitare la analisi cronologica degli eventi: dalla sintonia e l'entusiasmo del "parlare la stessa lingua" del Ministro, alla preoccupazione e delusione per un'occasione mancata, passando dalla individuazione di criticità e proposte.
ATTENZIONE: è uscita il 22/02/2012 una nuova versione della proposta del disegno di legge: scaricatela!.
Il CNOAS, alla luce della necessità di revisione del D.Lgs. 238/01, ma soprattutto sulla spinta del D.L. 13 agosto 2011 n. 138 (la manovra finanziaria di agosto), ha inviato in data 14/11/2011 ai consigli regionali un documento di presentazione della proposta di legge per il riordino della professione.
di Franca Dente, Silvana Tonon, Gloria Pieroni
A distanza di alcuni mesi dalla conclusione del nostro mandato ci sembra importante non disperdere il contributo di riflessione prodotto dal precedente consiglio del Cnoas, proseguire nel confronto su tematiche di grande interesse per il servizio sociale, non lasciar cadere nel vuoto l'esperienza da noi maturata, gli spunti prodotti e il lavoro fatto. L'obiettivo è contribuire alla crescita e al rafforzamento della professione coinvolgendo il maggior numero di colleghi, di studenti in servizio sociale, e di altri interessati al tema.
Relazione di Alessia Traversa all'assemblea del CROAS Campania, Napoli, 27/10/2012
Lettera aperta di Ugo Albano all'Ordine Nazionale sulla riforma della professione
La Segreteria Nazionale del SUNAS condivide il giudizio complessivamente positivo del CNOAS nei confronti del regolamento di attuazione della delega sulla riforma degli ordinamenti professionali prevista dalla legge n. 148 del 2011 approvato dal Consiglio dei Ministri.
Considerazioni e proposte al Progetto di legge del CNOAS sull’ordinamento della professione di assistente sociale
documento inviato il 22/12/2011
Comunicato stampa 18 gennaio 2012 di Edda Samory, presidente CNOAS al termine dell’incontro del 16/01/2012 con il ministro della Giustizia Paola Severino.
Riflessioni sul progetto di riordino della professione da parte della associazione studentesca "In-Formazione" dell'università Milano Bicocca.
Lettera AssNAS su proposta di riforma della professione, del 10/01/2012
documento tratto dal sito dell'AssNAS.
Il SUNAS, in merito all’incontro svoltosi in data 14.1.2012 in cui è prevalsa un’indicazione ampiamente favorevole all’approvazione della proposta di legge sul riordino della professione avanzata dal CNOAS, tenuto conto delle integrazioni compiute in base alle osservazioni dei vari CROAS, del nostro Sindacato e delle
associazioni professionali, intende evidenziare quanto segue:
Osservazioni e proposte del CROAS Trentino Alto Adige sull'ordinamento della professione di assistente sociale al progetto di legge - 09/01/2012
Al fine di contribuire al dibattito sulla proposta di legge relativa al riordino della professione in applicazione dell'art. 3 comma 5 della L. 148/2011, su disposizione della Presidente, Dr.ssa Renata Ghisalberti, si invia nota del 28/12/2011, prot. 2758/2011, inviata al Consiglio Nazionale in data 28 dicembre 2011.
L'Associazione italiana Docenti di Servizio Sociale si rivolge al Consiglio dell'Ordine Nazionale degli Assistenti sociali, per fronteggiare la difficile condizione in cui versa la formazione universitaria degli assistenti sociali in Italia.
Documento.
Martedi 25 ottobre il gruppo delle tutor incaricate dall'Università Ca' Foscari di seguire i tirocini degli studenti che frequentano il Corso di Laurea in Scienze della Società e del Servizio Sociale, d'intesa con il Collegio didattico, ha tenuto a Venezia un incontro che ha visto la partecipazione della presidente dell'Ordine nazionale degli Assistenti Sociali (AS) Edda Samory.
“Una professione che si interroga al suo interno e si coagula intorno ai contenuti del proprio specifico per poi porsi all’esterno con una diversa e più certa consapevolezza è una occasione di forte valenza e va a trascendere la limitatezza dei confini propri verso una più ampia e positiva contaminazione del mondo sociale”
Ho inteso offrire alcune considerazioni imperfette e dialoganti sul tema posto all'attenzione dai due documenti, il primo a firma della precedente consiliatura dell'Ordine, il secondo a firma di alcune colleghe di quella consiliatura, e quindi inserirmi nel dibattito aperto su ASit.
Quanto enuncerò avrà la forma retorica e forse la pesantezza di una modalità saggistica, e ciò solo per mantenere il rigore dell'argomentazione.
Gli interventi al convegno di Prospettive Sociali e Sanitarie "Disegnamo il Welfare":
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